Arrigo Casamurata, poesie in punta di pennello

Sosta imprevista - Olio su tela (cm 30x40)
Fino al 20 ottobre, presso la Galleria d'Arte Farneti in via degli Orgogliosi 7 a Forlì, in esposizione le opere di Arrigo Casamurata. Una raccolta di olii e acquerelli che ripropone, con delicatezza e genuinità di tratto, la stessa ispirazione arguta che caratterizza anche l'attività poetica di Casamurata.
12 settembre 2010. Un compleanno da ricordare
La targa di via Prati a Forlimpopoli, opera di Marianna Bacchini (Foto Nediani)
Ne siamo certi, Alteo Dolcini dall’alto avrebbe senz’altro sorriso. Non solo per la targa ceramica posta sulla sua casa natale in via Prati a Forlimpopoli e non soltanto per la grande partecipazione di amici, autorità, rappresentanti di associazioni culturali romagnole alla manifestazione in suo onore. Dolcini avrebbe certamente apprezzato, anzi sarebbe stata una sua idea, l’imposizione del cappello del Passatore a Paolo Zoffoli, sindaco di Forlimpopoli, avvenuta dopo la scopertura della targa. Forlimpopoli, 12 settembre 2010: omaggio ad Alteo DolciniDomenica 12 settembre alle ore 11, in via Prati 1060 a Forlimpopoli, la Romagna rende omaggio ad Alteo Dolcini. Nella casa di via Prati Dolcini nacque proprio il 12 settembre 1923, quinto e ultimo figlio di una modesta famiglia di contadini, conosciuta con l’appellativo di “Pidsull”.
Alteo Dolcini, diga di Ridracoli, 1997.
12 settembre 2010: la targa alteanaUna giornata unica per un evento irripetibile: d'altronde di casa natale ce n'è una sola. E la vecchia casa in via Prati a Forlimpopoli, sulla strada che conduce a Santa Maria Nuova Spallicci, è pronta ad attendere gli amici di Alteo Dolcini il 12 settembre alle ore 11. Qui Alteo Dolcini nacque, proprio il 12 settembre del 1923, quinto e ultimo figlio di una modesta famiglia di braccianti agricoli. E per modesta si intende la situazione di estrema ristrettezza economica drammaticamente comune in quell'epoca a tante famiglie romagnole. Famiglie costrette alla ricerca continua di appezzamenti che offrissero condizioni propizie per la sopravvivenza dei loro componenti. Cosi i Pidsull, l'appellativo con il quale erano conosciuti i Dolcini fin dalla prima metà dell'ottocento, si erano trasferiti dalle colline di Civitella fino a Fratta Terme, poi a Forlimpopoli ed infine, nel 1931, a Forlì. La targa ceramica, opera dell'artista cotignolese Marianna Bacchini, reca nel testo dell'epigrafe riferimenti ad Aldo Spallicci. Via Prati, decumano che attraversa la campagna fra i comuni di Forlimpopoli e Bertinoro, con il suo tracciato rettilineo unisce così i luoghi nativi di due grandi romagnoli. Dolcini, nel solco di Spallicci, ha dato forza e anima a innumerevoli iniziative per la riscoperta delle migliori risorse della nostra terra, in ogni campo ed in ogni direzione. Tutto iniziò dalla vecchia casa in via Prati, e qui si ritornerà domenica 12 settembre alla conclusione dell'anno alteano che ha celebrato il decennale della scomparsa di Alteo dei Pidsull.
Il cappello del Passatore sulla baraLeonardo Maltoni, instancabile divulgatore della nostra terra, autore di opere di narrativa e raccolte di poesie in lingua romagnola, ha ricordato sulle pagine di Cesenatico News la figura di Giorgio Balboni, colonnello dell'Aeronautica Militare ed amico di lunga data della Società del Passatore. Maltoni, animatore e Fatòr dei passatoriani di Porto Leonardo di Cesenatico, a partire dal 1969 e per oltre venti anni ha trasformato il motto Sol da dè e gnit da dmandè (solo dare e nulla chiedere) in uno straordinario passaporto turistico della Romagna. Sulle nostre coste e non solo: il gemellaggio con Cortina d'Ampezzo (vedi immagine del gennaio 1979 con Alteo Dolcini) ha rappresentato una rilevante vetrina per le nostre tradizioni enogastronomiche e folkloristiche.
Dall'articolo emerge il ritratto di un periodo (purtroppo) irripetibile nel quale il cappello del Passatore divenne l'emblema di un'attività incessante per far conoscere a migliaia di turisti, nel tempio della Domus Popilia a Cesenatico, le nostre tradizioni culturali. Musica, vino e poesia; Giorgio Balboni aderì subito allo spirito passatoriano, condividendo serate conviviali ed una sincera amiicizia che si è conclusa solo con la sua morte, avvenuta poche settimane fa. E leggendo il racconto di Leo Maltoni si scopre che per Balboni il cappello del Passatore ha avuto sempre un grande, incancellabile valore affettivo. |



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